Pena e Misure Alternative

Pena e Misure Alternative

Esecuzione Penale: Cos’è?

L’esecuzione penale è la fase del procedimento volta a dare esecuzione alle sentenze di condanna o patteggiamento passate in giudicato: è quindi il passaggio in giudicato del provvedimento che segna l’inizio della fase esecutiva. Si ha passaggio in giudicato quando, ex art. 648 c.p.p. contro il provvedimento non sia ammessa impugnazione diversa dalla revisione.

Il compito di dare attuazione alle statuizioni contenute nel provvedimento divenuto definitivo è devoluto al P.M. ai sensi del principio generale stabilito dall’art. 655 c.p.p., ovvero alla Procura Generale quando avverso la sentenza sia stata proposta impugnazione all’esito della quale la sentenza sia stata riformata nel merito.

Particolare rilievo assume, al riguardo, il disposto di cui all’art. 28 del D.M. 30.09.1989 n. 334, che pone a carico della cancelleria l’onere di trasmettere senza ritardo, e comunque entro cinque giorni, al P.M. competente per l’esecuzione l’estratto dei provvedimenti divenuti esecutivi. Ricevuto l’estratto, il P.M deve procedere all’esecuzione senza ritardo, altresì calcolando la pena da eseguire in concreto, ai sensi dell’art. 657 c.p.p.

Concluse le operazioni, di computo e fungibilità, il P.M. emetterà l’ordine di esecuzione per la singola sentenza di condanna, ovvero ricorrendone i presupposti, per l’esecuzione di pene concorrenti, nel caso in cui nei confronti dell’interessato siano state emesse più sentenze di condanna.

L’Ordine di Esecuzione per la Carcerazione

Quando deve essere eseguita una sentenza di condanna a pena detentiva, il pubblico ministero quindi emetterà l’ordine di esecuzione con cui, se il condannato non è detenuto, ne dispone la carcerazione.

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L’ordine contiene le generalità del condannato, l’imputazione, il dispositivo del provvedimento e le disposizioni necessarie per l’esecuzione. Copia del provvedimento viene consegnata all’interessato e notificata al suo avvocato penalista, difensore.

Il difensore legittimato a ricevere la notifica è quello che ha assistito il condannato nel giudizio di merito (va escluso, pertanto, il difensore nominato per la sola fase di legittimità, come stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza della Sez. 6 n. 36544 del 23.09.2003). Va fatta salva l’ipotesi in cui sia stato nominato un difensore per la fase della esecuzione. Ne consegue che il termine entro cui possono essere presentate eventuali istanze di sospensione dell’ esecuzione decorreranno in modo differenziato dalla consegna dell’ordine al condannato ovvero dalla notifica al proprio difensore. In difetto di difensore di fiducia, il P.M. dovrà procedere alla nomina di difensore d’ufficio.

Stabilisce l’art. 656 comma 5 c.p.p. che, qualora la pena detentiva, anche se costituente residuo di maggior pena, non superi i tre (quattro a seguito della modifica dell’art. 47 ord. pen.) – o sei anni nei casi di cui agli artt. 90 e 94 del DPR 309/90, riguardanti i benefici previsti per l’accesso a programmi di recupero dei tossicodipendenti ed alcol-dipendenti – salvo quanto previsto dai commi 7 e 9, il P.M. ne sospende l’esecuzione. In tal caso, l’ordine di esecuzione ed il decreto di sospensione sono notificati al condannato ed al difensore nominato per la fase dell’esecuzione o in mancanza a quello che lo ha assistito nella fase del giudizio, il quale viene contestualmente avvisato che entro trenta giorni può presentare istanza volta ad ottenere la concessione di una delle misure alternative alla detenzione previste dagli artt. 47 (affidamento in prova al servizio sociale), 47 ter (detenzione domiciliare), 50 comma primo (semilibertà) della L. 26.7.1975 nr. 354, 94 del D.P.R. nr. 309/1990 (affidamento terapeutico), ovvero la sospensione dell’esecuzione prevista dall’art. 90 del D.P.R. medesimo.

La sospensione dell’esecuzione da parte del P.M. prevista dal comma quinto dell’art. 656 c.p.p. non si applica in presenza delle ipotesi previste dal comma nono.

Competenza del Giudice dell’Esecuzione

Competente sull’esecuzione, salvo che per la concessione di misure alternative per cui è ferma la competenza del Tribunale di Sorveglianza, è il giudice di cui all’art. 665 c.p.p. ossia quello che ha deliberato il provvedimento da eseguire. Se l’esecuzione riguarda più provvedimenti emessi da giudici diversi, la competenza va attribuita a quello che ha emesso il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo.

In ipotesi di provvedimento di cumulo la competenza a provvedere in sede esecutiva nei confronti di persona condannata con diversi e separati provvedimenti, che siano già stati oggetto di cumulo o che debbano esserlo, spetta al giudice che ha emesso il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo, come dispone l’art. 665, comma quarto, c.p.p.

Il procedimento di esecuzione è disciplinato dall’art. 666 c.p.p. Esso è attivato dal P.M., dall’interessato o dal difensore e si svolge normalmente in camera di consiglio.

Fra i compiti principali del giudice vi è quello di disporre in ordine alla disciplina del concorso formale o del reato continuato. 

In particolare, l’art. 671 c.p.p. stabilisce che, in ipotesi di più sentenze irrevocabili di condanna pronunziate in distinti procedimenti contro la stessa persona, il pubblico ministero possa chiedere al giudice dell’esecuzione l’applicazione della disciplina del concorso formale o del reato continuato, sempre che la sussistenza della unicità del disegno criminoso non sia stata esclusa dal giudice della cognizione. In pratica, il giudice dell’esecuzione può incidere in tal modo, in deroga al principio del giudicato, sull’entità della pena, che sarà ricalcolata in osservanza dei principi stabiliti dall’art. 81 c.p.

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