Alcoltest: nullità dell’accertamento per ritardo nell’esecuzione

Alcoltest: nullità dell’accertamento per ritardo nell’esecuzione

21 Feb 2024

Può capitare di essere fermati in stato di ebbrezza alcolica, alla guida di un veicolo. In tal caso, se i sintomi dello stato di ebbrezza fossero evidenti, gli operanti dovrebbero sottoporre il conducente ai controlli del caso che – nella prassi – sono rappresentati dall’esecuzione dell’alcoltest mediante etilometro.

Cosa succede se passa molto tempo prima che l’alcoltest sia eseguito?

Facciamo il caso che un conducente causi un sinistro. Per esempio, Tizio, alle ore 1.30 di notte rimane coinvolto in un incidente, fortunatamente senza feriti, di media gravità. I due conducenti decidono di chiamare le Forze dell’Ordine in quanto i veicoli occupano, anche con  detriti, il manto stradale e non possono essere spostati. In più devono essere svolti i rilievi in quanto la dinamica del sinistro non è chiara fra le parti.

Gli operanti arrivano sul posto attorno alle 2.30, così un’ora dopo il sinistro, ed effettuato l’alcoltest con grave ritardo: ore 3.04 (prima prova) ed alle ore 3.13 (seconda prova).

L’accertamento etilometrico svolto con ritardo è valido?

Sul punto, la giurisprudenza (Tribunale di Brescia, sent. n. 173 del 2009) ritiene nullo l’accertamento effettuato dopo un sensibile lasso di tempo rispetto al momento della guida, questo perché il fine dell’alcool test è quello di dimostrare che gli effetti delle sostanze alcoliche siano effettivamente attive durante la conduzione del veicolo.

Poiché l’accertamento ha lo scopo di verificare l’eventuale alterazione del guidatore al momento del sinistro, risulta inattendibile e comunque inutilizzabile un test effettuato a quasi due ore dai fatti.

Tale inattendibilità è motivata dalla curva di assorbimento dell’alcol (curva di Widmark), ben nota e studiata in ambito medico e scientifico, tale per cui “la concentrazione di alcol ha un andamento crescente tra i 20 e i 60 minuti dall’assunzione, per poi assumere un andamento decrescente nelle ore successive, dopo aver raggiunto il picco massimo di assorbimento in detto intervallo di tempo

La giurisprudenza di merito ha avuto modo di esprimersi in questo senso a riguardo: “emerge la prova di come non si possa ritenere provata oggettivamente la circostanza per la quale, al momento della guida del mezzo, e quindi del fermo, il prevenuto fosse in una condizione di alterazione da sostanze alcoliche pari a quella rilevata in occasione degli esami espletati.

Come noto, la presenza di alcool nel sangue segue un andamento a parabola, partendo da valori di ingresso – sostanzialmente bassi – per poi incrementare sino al livello di massima intossicazione e, da lì, scendere sino all’annullamento” (Tribunale di Brescia, sent. n. 173 del 2009; Corte d’Appello di Milano, sent. n. 594, n. 2014)

Come provare che l’accertamento non è valido?

Non basterà, ovviamente, citare la “curva di Windmark” come comune regola scientifica conosciuta, ma sarà necessario un consulente tecnico che col proprio avvocato possa approntare la migliore difesa possibile.

 

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