Genitori anziani maltrattati: quando è un reato?

Genitori anziani maltrattati: quando è un reato?

24 Giu 2024

Il delitto di maltrattamenti in famiglia

Il delitto di maltrattamenti in famiglia, punito dall’art. 572 del codice penale, sanziona con la reclusione chiunque “maltratti” un componente della propria famiglia. Con il termine “maltrattare” il legislatore è stato piuttosto vago per permettere di ricomprendere tutta una serie di comportamenti pericolosi senza però essere eccessivamente selettivo. È quindi intervenuta la giurisprudenza a indicare che cosa si intenda. Per la Cassazione si integra il delitto di maltrattamenti con qualsiasi condotta (anche non penalmente rilevante se presa singolarmente) ripetuta nel tempo volta a sottomettere, umiliare e mortificare un altro componente del proprio nucleo familiare (convivente o comunque con cui si è legati da vincoli di solidarietà e reciproca assistenza).

Questo non significa che se si è semplicemente maleducati o scortesi in casa sia necessariamente sussistente il reato, bisogna che ci sia questa situazione di sopraffazione del soggetto maltrattante nei confronti della vittima. Ad esempio, se un figlio risponde male ai genitori anziani e si comporta a suo piacimento nella casa familiare, difficilmente potrà dirsi autore di maltrattamenti. Se invece questo figlio si comporta con prepotenza coi genitori, li insulta, li umilia per ottenere ciò che desidera è considerabile autore del delitto di maltrattamenti.

Maltrattamenti contro genitori anziani: come denunciare?

In questo caso, per tutelarsi, i genitori (o delle persone loro vicine in caso non abbiano il coraggio o siano trattenuti dall’affetto provato nei confronti del figlio anche se abusante) possono rivolgersi alle autorità e sporgere denuncia o denuncia querela (per la differenza clicca qui). In questo caso chiunque può portare all’attenzione delle forze dell’ordine ciò che accade in casa senza che sia necessaria una formale querela da parte delle vittime, difatti il delitto di maltrattamenti è procedibile d’ufficio. Dunque, in qualsiasi modo le autorità vengano a conoscenza di comportamenti maltrattanti scaturirà un procedimento penale che, in caso di fondatezza delle informazioni, potrebbe portare arrivare in Tribunale.

Cosa succede al maltrattante dopo che il genitore anziano lo denuncia?

Per questo reato, inoltre, essendo particolarmente grave e di particolare allarme sociale, è possibile applicare una c.d. misura cautelare, ossia un provvedimento limitativo della libertà personale finalizzato ad impedire che le condotte continuino, che il soggetto possa scappare o che possa manomettere delle prove. In questo caso, vista la potenziale gravità delle condotte, si può applicare la custodia cautelare in carcere (provvedimento più grave in quanto viene completamente rimossa la libertà personale. In alternativa, in casi meno gravi, può essere emesso un ordine di allontanamento dalla casa dove avvengono i maltrattamenti e/o un divieto di avvicinarsi alle vittime.

Questi sono senz’altro rimedi efficaci e tempestivi per chi si trova ad essere vittima di maltrattamenti, tuttavia è necessario che un Pubblico Ministero e un Giudice siano a conoscenza della situazione e decidano di provvedere con delle misure cautelari. Non sempre accade, spesso se non si viene assistiti da un avvocato.

Se il genitore non vuole denunciare, può comunque ottenere l’allontanamento?

Come tutelarsi quando ciò non accade? È possibile chiedere l’allontanamento dalla casa familiare anche in sede civile, rivolgendosi dunque ad un Avvocato per ottenere un provvedimento dal Giudice civile. Difatti, l’art. 342 bis del Codice Civile quando la condotta di un familiare costituisca un grave pregiudizio all’integrità fisica o morale degli altri familiari prevede la possibilità per il Giudice civile di adottare dei provvedimenti volti a tutelare questi soggetti. Tali provvedimenti possono essere l’allontanamento dalla casa familiare del soggetto che ha tenuto la condotta pregiudizievole e, se occorre, il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dal familiare che presenta l’istanza.