Il reato di danneggiamento: quando si configura e le sue implicazioni

Il reato di danneggiamento: quando si configura e le sue implicazioni

01 Giu 2024

Introduzione

Il reato di danneggiamento (art. 635 c.p.) sanziona una condotta che comporta la distruzione, la deturpazione o la resa inservibile di beni altrui, con l’obiettivo di arrecare un danno materiale. Si configura quando un individuo danneggia volontariamente proprietà altrui, violando così la normativa vigente. Si tratta di un’infrazione che può avere serie conseguenze sia per l’autore del reato che per la vittima.

La depenalizzazione del danneggiamento

In passato, ogni condotta di danneggiamento era reato. Nel 2016 a fronte di un intervento legislativo che ha portato alla depenalizzazione di numerose condotte il danneggiamento “semplice” non è più reato. Ad oggi, dunque, rimangono tutelate dal presidio penalistico solo le condotte di danneggiamento svolte con violenza o minaccia sulla persona o compiute in occasione di un’interruzione di un pubblico servizio (reato di cui all’art. 331 c.p) oppure in caso di sussistenza di una aggravante.

Il comma secondo dell’art. 635 c.p. prevede la sussistenza del reato anche qualora la condotta sia diretta nei confronti di alcuni beni di particolare interesse (ad esempio beni pubblici, vegetazione, beni destinati al culto) oppure che sono esposti alla “pubblica fede”, ossia che si trovano in un luogo, tendenzialmente pubblico, incustoditi, sicché l’unico presidio posto a tutela di questi beni sia il corretto comportamento delle persone.

L’articolo prevede, poi, al comma terzo, un’aggravante per chi commette condotte di danneggiamento in occasione di manifestazioni pubbliche.

Il danneggiamento quando è presente il proprietario

Merita un approfondimento il tema dell’esposizione a pubblica fede, come accennato prima elemento tante volte necessario affinché sia integrata la fattispecie di danneggiamento. Si pensi ad esempio al caso del danneggiamento di automobili parcheggiate in strada: esse sono a tutti gli effetti “esposte alla pubblica fede”. Tuttavia, per ritenere integrata tale fattispecie il proprietario dell’auto non deve essere presente o in grado di esercitare un controllo sul proprio veicolo, altrimenti secondo la giurisprudenza (decisamente costante sul punto) non si può ritenere sussistente la circostanza in parola, essendo possibile per il proprietario intervenire a tutela del proprio bene.

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Conclusione

In conclusione, il reato di danneggiamento rappresenta un’azione illecita che può avere gravi conseguenze per chi lo commette, oltre che sul piano civile e risarcitorio, anche su quello penale.

Non si può non considerare però che la depenalizzazione di questa condotta solleva questioni riguardo alla sua efficacia nel dissuadere comportamenti dannosi. Lo strumento penalistico, tuttavia, tante volte è abusato e sventagliato per reprimere condotte considerate di allarme sociale, anche se spesso non è così efficace.

In questo caso, invece, il legislatore ha agito in senso opposto, ritenendo il presidio penale utile solo in determinate circostanze, depenalizzando il danneggiamento “semplice”. È, infatti, fondamentale promuovere una cultura del rispetto e della legalità per prevenire atti dannosi e garantire un ambiente sociale più sicuro e civile, al di là della tutela penalistica.