Il “ricatto sessuale” in Italia: i casi più noti

Il “ricatto sessuale” in Italia: i casi più noti

07 Mag 2020

Tiziana Cantone e il ricatto sessuale

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Tiziana Cantone, 29enne nell’aprile 2015. Frequenta un uomo, quarantenne, che la spinge ad avere rapporti con altri e a filmarli. Tiziana accetta senza troppe remore di fare sesso con altri (anche con due alla volta: la condizione è che a sceglierli sia lei) e non si oppone a che il fidanzato, nel mentre, venga preso in giro. Lo definisce “cornuto” e a più riprese chiede: “stai facendo un video? Bravo!”. 

Sulla dinamica della diffusione dei video c’è confusione, è vivo il forte sospetto che sia stata Tiziana, per prima, a mandarli al fidanzato. Ma non altrove. Infatti, nel giro di qualche giorno i video vengono spediti prima a due amici del fidanzato, poi ad altri utenti Facebook. Dopo qualche giorno un primo video viene caricato su un portale hard, dopo altri cinque, la diffusione è capillare su whatsapp e nei video spicca il volto di Tiziana, il suo nome, il suo cognome. Sui social spopola un meme col suo volto: stai facendo un video? Bravo. 

A maggio la situazione per Tiziana degenera, la sua vita privata è in piazza, e così il personaggio che le si costruisce intorno cresce: pagine Facebook, meme, parodie, canzoni, fotomontaggi, gadget. Il «meme» tra Tiziana e il suo amante compare nel video di «Fuori c’è il sole» di Lorenzo Fragola (20 milioni di visualizzazioni). Anche i media non si arrestano. Tiziana scappa da Napoli, dove vive, ottiene di poter cambiare il proprio cognome, e tenta il suicidio due volte. 

Verso i primi mesi del 2016 Tiziana torna a vivere nel napoletano, non lontano da dove stava prima. Chiede dei provvedimenti di urgenza al Tribunale contro dieci Sociale Network per rimuovere i contenuti web, e chiarisce che fosse consenziente all’invio al fidanzato, ma non alla diffusione sui social. Passano quasi otto mesi, e finalmente con un provvedimento ex art. 700 c.p.c. il Tribunale contesta a cinque Social di non aver rimosso il contenuto in tempi opportuni, ma non a tutti. Così, se da un lato alcune pagine vengono eliminate, dall’altro, Tiziana, parzialmente soccombente, si trova a dover pagare più di 18 mila euro di spese legali agli altri cinque. 

Dopo poco, il 13.9.2016, Tiziana si è suicidata impiccandosi. Nel 2019 negli Stati Uniti si è aperta una nuova causa innanzi alla Corte Federale perché alcuni video di Tiziana erano ancora online su server americani. 

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Il ricatto sessuale a danno di Michela Deriu 

Michela Deriu, 22 anni, si è tolta la vita a casa di un’amica, dove si era rifugiata il giorno prima scappando da un ricatto sessuale: un video di lei con altri uomini che doveva restare privato, che invece cominciava a circolare da cellulare a cellulare. Stando alle informazioni raccolte dagli inquirenti, si pensa che Roberto Perantoni e Mirko Campus, gli imputati, avessero minacciato la giovane barista di diffondere sul web un video durante un rapporto sessuale, nel caso in cui la ragazza non avesse pagato del denaro. Infatti, poco prima di morire la ragazza aveva addirittura simulato una rapina per giustificare un ammanco di denaro di mille euro dalla cassa del bar dove lavorava. Prima di suicidarsi, Michela si era allontanata ed era andata ospite di un’amica, confidando di sentirsi in pericolo e volersi nascondere per qualche giorno.  

Agli atti dell’inchiesta sono finiti non solo i due video in cui la ragazza viene filmata in momenti intimi, ma anche alcuni biglietti e lettere scritti da Michela dopo la diffusione di questi ultimi. Scritti in cui si evince lo stato psicologico di forte disagio di Michela dovuto al trauma della diffusione incontrollata di quelle immagini.  

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