Casi Criminali: Thomas si barrica in cella

Casi Criminali: Thomas si barrica in cella

20 Gen 2021

Si barrica in cella e lancia sangue contro la Polizia Giudiziaria

Una storia vera dal Carcere di Opera

E’ un giorno qualunque di febbraio nel carcere di Opera, quando il personale della Polizia Giudiziaria, durante la ronda ordinaria, trova Thomas seduto a terra nella sua cella, ha profonde ferite sulle braccia che si è procurato volontariamente, ed è intento a incanalare il sangue che ne fuoriesce in bottiglie di plastica. 

La Polizia Giudiziaria interpreta questo gesto come una chiara opposizione da parte del detenuto a sottoporsi alla perquisizione ordinaria, eThomas si rifiuta persino di uscire dalla cella per ricevere le cure mediche. L’ispettore ordina allora di aprire comunque la cella, ma il Sig. Thomas – nel mentre – si è armato di una gamba del tavolo di plastica con cui cerca più volte di colpire il personale della P.G. 

La resistenza attiva di Thomas non finisce qui, corre verso il bagno, afferra una di quelle bottiglie piene del suo stesso sangue e ne rovescia il lancia il contenuto in faccia al personale.

Solo qualche ora dopo Thomas viene finalmente accompagnato in infermeria.

 

L’Imputazione a carico di Thomas

Il Sig. Thomas viene imputato per il reato di cui all’art. 337 c.p. (Resistenza a pubblico ufficiale) , poiché opponeva resistenza nei confronti degli agenti della Polizia Giudiziaria scagliandosi fisicamente contro di loro e aggredendoli. 

Viene imputato inoltre di reato previsto e punito dagli artt. 582 (Lesione personale), 585 (Circostanze aggravanti), 576 n. 1 c.p. (Circostanze aggravanti qualora si commette il reato per eseguirne o occultarne un altro, ovvero per conseguire o assicurare a sé o ad altri il prodotto o il profitto o il prezzo ovvero la impunità di un altro reato), perché procurava lesioni agli agenti di PG, consumatesi col lancio di materiale biologico agli agenti della Polizia Giudiziaria, con aggravante del vincolo finalistico previsto e punito dagli artt. 81 e 337 c.p., di cui sopra.  

 

La difesa del Sig. Thomas

Secondo la difesa del Sig. Thomas, non sussiste il reato previsto dall’art. 582 c.p. e dai connessi artt. 585 e 576 n.1. c.p. 

La lesione personale è infatti ritenuta dalla dottrina un’alterazione di carattere morfologico, ma può essere anche intesa come l’incolumità individuale, come estrinsecazione e realizzazione della vita e quindi non come immagine settoriale e statica della persona, sottolineando che, in presenza di un danno anatomico e funzionale assolutamente irrilevante sul piano della vita di relazione, appare incontro ritenere che si verifichi la malattia, intesa come evento del delitto di cui all’art. 582 c.p..
Quando infatti, è preminente l’aspetto sensitivo e, dunque, soggettivo del fenomeno, dovrebbe ritenersi verificato il delitto di percosse e non di lesione personale (Baima Bollone, Zagrebelsky, 23; Galiani, lesioni personali e percosse, in ED, XXIV. Milano, 1974, 146; Gallisai Pilo, lesioni e percosse nel diritto penale, in digesto pen., VII, Torino, 1993, 863). 

Nel caso del Sig. Thomas, è pacifico come nessuna lesione sia derivata al personale di P.G. a seguito del comportamento del detenuto, come da referto di Pronto Soccorso in atti: il semplice lancio di materiale biologico non ha causato alcuna malattia al personale.
Pertanto, secondo la difesa, l’episodio, seppure spiacevole, non riveste alcuna rilevanza penale.  

La difesa del Sig. Thomas pertanto chiede  al Tribunale l’assoluzione dell’imputato in ordine al reato di cui all’art. 582 c.p. e connessi artt. 585 e 576 n.1 c.p. ed, il minimo della pena per il reato di cui agli artt. 81 e 337 c.p. 

 

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